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domenica 15 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1866, Cafetière Locomotive


L’acqua riscaldata dal fornello, nella parte posteriore della caldaia della locomotiva:

  • è spinta, dalla dilatazione del vapore che la sovrasta, attraverso un tubicino in vetro a forma di “U” (un sifone), che pesca nell’acqua, sale esce dalla caldaia, si curva in alto, rientra nel grande fumaiolo della locomotiva, nella parte anteriore, il recipiente che contiene la polvere di caffè;
  • ha così inizio il processo d’infusione della bevanda.

pXXXXXe di XXXXX = polvere di caffè.

processo … = processo d’infusione della bevanda

L’acqua è passata tutta nella parte anteriore della caldaia che per questo si abbassa in avanti e chiude il coperchio del fornello, la fiamma si spegne:

  • con il raffreddamento dell’aria nella parte posteriore della caldaia, si genera il vuoto (un abbassamento di pressione) che funge da risucchio;
  • il caffè, generato dall’infusione di acqua e polvere nella parte anteriore della caldaia, è risucchiato, attraverso lo stesso tubicino in vetro, in quella posteriore, così da separarsi dai fondi depositati.

Il caffè, ora contenuto nella parte posteriore della caldaia, è versato in tazza, mediante un tubicino:

  • che corre sotto al treno;
  • che termina con un piccolo rubinetto in ottone sul fronte della locomotiva.

Ogni momento del procedimento d’infusione è marcato dall’incredibile Cafetière Locomotive, Caffettiera Locomotiva, con:

  • il movimento di ribaltamento della caldaia,
  • lo sbuffo di vapore dalla valvola di sicurezza,
  • lo spegnimento automatico della fiamma,
  • il passaggio dal tubicino di vetro trasparente, dell’acqua calda trasparente, prima,
  • il ritorno dal tubicino di vetro trasparente, del nero caffè, dopo.


sabato 14 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1866, Locomotiva a vapore


La locomotiva a vapore si poggia su un telaio in ottone dorato che ne costituisce la base, montata su ruote, come si conviene ad un treno.

Questo telaio sostiene:
  • sotto, tra le ruote anteriori e quelle posteriori, l’alloggiamento per un fornello ad alcool;
  • sopra, davanti, il corpo cilindrico della caldaia della locomotiva, in ceramica, sormontato, sulla punta, da un grosso fumaiolo di forma leggermente conica;
  • sopra, dietro, un cestello anch’esso in ceramica, finemente lavorato per contenere i fiammiferi utili per accendere il fornello.



La caldaia cilindrica della locomotiva è divisa internamente, cosa rimarcata anche all’esterno, in due parti:
  • quella posteriore, posta in verticale direttamente sopra il fornello, contiene l’acqua, che vi si può versare da un ingresso in alto a forma di piccolo imbuto;
  • in quella anteriore, dal fumaiolo conico che la sormonta, in cui alla sua base è inserito un filtro metallico, si può inserire, la pXXXXXe di XXXXX.



La caldaia cilindrica, il corpo della locomotiva, è appoggiata al telaio su dei perni in ceramica che le permettono di basculare:
  • quando è riempita d’acqua, il corpo della locomotiva si poggia leggermente all’indietro, la punta anteriore col fumaiolo si alza, cosa che tiene sollevato il coperchio del sottostante fornello;
  • svuotata dal peso dell’acqua, si abbassa in avanti, in questo modo si chiude il coperchio del fornello sopra la fiamma che automaticamente si spegne.



L’acqua riscaldata dal fornello, nella parte posteriore della caldaia della locomotiva:
  • è spinta, dalla dilatazione del vapore che la sovrasta, attraverso un tubicino di vetro trasparente a forma di “U” (un sifone), che pesca nell’acqua, sale esce dalla caldaia, si curva in alto, rientra nel grande fumaiolo della locomotiva, nella parte anteriore, il recipiente che contiene la pXXXXXe di XXXXX;
  • ha così inizio il processo ….



Quale processo?

Ho usato la dizione pXXXXXe di XXXXX, oscurando con “X” ogni lettera, altrimenti è troppo facile, rimuoverò le “X” nel prossimo post. 



venerdì 13 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1866, Qualcosa è rimasto a galla

Oggi, a quasi 150 anni dalle prime immersioni, tra Golfo di Napoli e Sardegna, Gian Battista - Jean-Baptiste Toselli è quasi praticamente dimenticato:
  • perso negli archivi dei giornali;
  • confuso, scambiato, chiamato con diversi nomi;
  • quasi più vicino a un personaggio immaginario che a una persona realmente esistita
“immerso” nell’oblio, come fosse il buio degli abissi marini che tanto gli piaceva.


Eppure qualcosa di lui è rimasto a galla …
  • Non ha niente a che fare con il mare.
  • Ne’ con frigoriferi e le macchine per fare il ghiaccio, che pure sono “emerse” durante il racconto delle sue immersioni.



C’è un’altra una invenzione di Toselli, molto più nota della Talpa marina e del Neptune, inventata e messa in commercio dal 1866:
  • la quale è ben nota ad una, seppure ristretta, cerchia di “iniziati”;
  • che oggi è il desiderio proibito di molti collezionisti, qualcuna è pure funzionante;
  • chi sa a cosa serve la definisce una delle più incredibili macchine di tutti i tempi.


Ecco … A che serve?


Questa ingegnosa e bizzarra invenzione “rimasta a galla, ha la forma di una delle prime locomotive a vapore, inventate all’inizio dell’800, lunga circa quaranta centimetri:
  • non cammina, non vuole essere un semplice modellino;
  • serve a fare qualcosa, in questo è equivalente ad una macchina che praticamente tutti hanno in casa.


In questa locomotiva Toselli dispone e armonizza i vari elementi necessari a realizzare il suo scopo, a fare il …


Vediamo se qualcuno indovina a che serva questa invenzione a partire dalla descrizione di come è strutturate e di come funziona.

Sarete facilitati se siete amanti del … 




giovedì 12 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1885, “Immersione” definitiva nell’oblio


Nessuno sa se il Neptune si sia mai immerso in acqua, dopo l’annuncio del 1844, si perdono le tracce:

·         del Neptune;

·         di tutte le Talpe-marine dei Toselli, padre e figlio;

·         di Gian Battista - Jean-Baptiste Toselli;

·         di suo figlio A. .

Strano che, dopo la morte di Gian Battista - Jean-Baptiste Toselli, avvenuta nel 1885 a Nizza, la città lo ricordi:

·         più come un letterato,

·         che non come un inventore.

Il limite della Talpa marina e del Neptune, nonostante le dimostrazioni effettuate, è stato essere macchine non adatte:

·         al lavoro sottomarino o al recupero di oggetti sommersi, le due operazioni che attiravano l’interesse degli investitori dell’epoca;

·         alle missioni militari, come saranno poi i sottomarini, cosa che avrebbe coinvolto la marina militare.



mercoledì 11 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1869-1871, Nautilus < - > Neptune


C’è chi considera il Neptune un’invenzione nata in seguito alla pubblicazione ed al successo di Ventimila leghe sotto i mari di Verne, libro che effettivamente ispira molti inventori di macchine sottomarine di fine ‘800.

Per altri è Verne che cita Toselli tra i suoi ispiratori (qualcuno dice addirittura nella prefazione dell’edizione di Ventimila leghe sotto i mari), ammettendo esplicitamente che l’ispirazione per la storia del Nautilus gli viene anche dalla Talpa-marina.

Di sicuro Verne è molto documentato sulle novità scientifiche e tecnologiche del suo tempo, le usa nei suoi romanzi per aprire nuovi orizzonti per i potenziali utilizzi.

Probabilmente:

·         lo scrittore francese si ispirava agli inventori dell’epoca,

·         così come gli inventori si ispiravano ai suoi romanzi.

La cronologia ricostruibile non permette di dirimere la questione con certezza:

·         il Neptune è un’evoluzione della prima Talpa-marina, probabilmente progettata e costruita a partire dal 1869;

·         la prima edizione di Ventimila leghe sotto i mari è del 20 giugno 1870;

·         la prima cronaca di una dimostrazione della Talpa marina si colloca tra fine agosto e inizio settembre del 1871.

Non so se Ventimila leghe sotto i mari ha dato una spinta al progresso della tecnologia sottomarina, certo che il salotto del Neptune ricorda, in piccolo, quello del capitano Nemo.



martedì 10 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1884, Attrazione Turistica per Nizza


Se la Talpa marina è sostanzialmente un osservatorio sottomarino con un certo grado di autonomia negli spostamenti, con cui s’immagina la possibilità di realizzare qualche attività di recupero, il Neptune comincia ad avere i contorni di una vera e propria “casa sottomarina”, un’attrazione turistica.

I Toselli, padre e figlio, cercano finanziatori, la promessa è che …

l’apparecchio potrà in seguito esser trasportato in tutte le città balneari nonché nei grandi centri marittimi.

Nel 1884, la stampa francese, Le Figaro, annuncia che il Neptune, progettato dai Toselli, è stato costruito:

·         su incarico dei Toselli, dalla ditta dei fratelli Hubert di Saint Chamond;

·         poi ceduto dai Toselli ad un certo Mathian di Lione.

ed è pronto ad entrare in attività:

A Nizza non si parla d’altro che di un gigantesco apparecchio che arriverà presto nel porto per portare i turisti in fondo al mare!

Sarà la grande attrazione della stagione.

Organizzeremo una piccola roulette sul fondo del mare?

La promessa del Neptune è di far …

camminare nell’impero dei mari come Mr Giffard ha fatto camminare i suoi turisti in aria.

Il riferimento è a Henri Giffard, l’inventore nel 1852 del primo dirigibile a vapore, che nel 1878 all’Esposizione Universale, la stessa per cui Toselli pensa al mare artificiale, espone un pallone frenato, legato a terra con dei cavi, in grado di trasportare 40 passeggeri per volta, salendo a 400-600 metri d’altezza.



lunedì 9 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1883, “Riemersione” col Neptune


Conseguentemente alla fortuna del romanzo di Verne Ventimila leghe sotto i mari (1870) gli abissi marini sono visti come un mondo misterioso, pieno di ricchezze e pericoli, da esplorare e dominare.

In questo contesto, nel 1883 un tal A. Toselli, il figlio di Gian Battista - Jean-Baptiste, presenta una nuova invenzione, molto più ambiziosa ed evoluta della Talpa-marina, il Neptune, un osservatorio marino alto 10 metri:

mediante il quale riuscirà facil cosa a chiunque ne abbia vaghezza di visitare il fondo del mare, ammirarne le ricchezze, vederne gli antri popolati da quei mostri enormi e spaventevoli.

Sui giornali il Neptune è descritto come, costruito e arredato come un carrozzone di prima classe delle ferrovie:

·         in grado di scendere fino a 250 metri di profondità;

·         di forma cilindra, di 3 metri di diametro e di 6,5 metri di altezza (la stessa della Talpa, ma di circa 3 volte più grande), fino al boccaporto di ingresso, del diametro di 1,31 metri ed alto 1,68 mt, sormontato da un balcone che porta l’altezza totale dell’osservatorio a 10 metri; in un anello esterno alla base del cilindro sono posizionati pesi in piombo che possono essere staccati istantaneamente in caso di incidente, per facilitare la risalita in superfice.

·         dotato di due occhielli posti sulla cima del balcone permettono di sospendere l’apparecchio per mezzo di cavi manovrati dalla nave di accompagnamento;

·         provvisto di una elegante scala a chiocciola, che, dal balcone sulla cima, permette di scendere all’interno, fino al salone del comparto di mezzo;

·         sicuro, perché il cilindro è costituito da un doppio involucro di 12 mm di spessore ed è diviso in tre comparti sovrapposti da dischi di 25 mm di spessore;

·         il comparto superiore racchiude le riserve di aria compressa, gli apparecchi telegrafici (telefonici) per comunicare con la superficie ed altri accessori; è fornito di 6 oblò per la sua illuminazione;

·         il comparto di mezzo serve per l’osservazione, ospita un confortevole salone con quattordici poltroncine ed altrettanti oblò per permettere ai viaggiatori di esaminare a proprio agio la fauna e la flora marina dagli oblò; dotato di un telegrafo (telefono) a disposizione dei viaggiatori perché possano corrispondere coll’esterno; illuminato internamente dalle recenti lampade elettriche ad incandescenza (inventate dall’inglese Swan nel 1860); nel pavimento, al centro, è posta una lente di 60 centimetri di diametro che lascia intravedere le profondità del mare;

·         nel comparto inferiore si trovano altre lampade elettriche, munite di potenti riflettori utili a rischiarare la massa d’acqua circostante ed il fondale marino; la parte più in basso del comparto può caricare acqua, come zavorra mobile per favorire l’immersione.


domenica 8 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1805-1885, Gian Battista - Jean-Baptiste


Sinora ho raccontato che l’inventore della Talpa marina è un imprenditore e inventore italiano:

·         dal 1848 Ufficiale del Genio Civile della Repubblica Veneta;

·         nel 1860 si trasferisce a Nizza, appena diventata francese, a seguito della proclamazione dell’unità d’Italia;

·         il suo primo successo sono i frigoriferi portatili, che nei primi anni ‘60 dell’Ottocento vende a Parigi;

·         nel 1872, sempre a Parigi, avvia il progetto di una nuova Talpa-marina, più evoluta.

Ora ne svelo il cognome: Toselli.

E il nome?

Colpo di scena, Toselli è come se avesse due vite parallele, che solo a tratti coincidono, anche se in entrambe fa l’inventore:

·         la prima è quella “italiana”, sarebbe meglio dire sabauda che quando nasce l’Italia ancora non esiste, che ho appena delineato, che riassume quanto sinora raccontato, in cui si chiama Gian Battista;

·         nella seconda diventa “francese”, ovviamente ora si chiama Jean-Baptiste.


Jean-Baptiste Toselli:

·         nel 1805 nasce a Nizza (sabauda dal 1338, sino al 1860), dove muore a 79 anni, nel 1885 (ormai divenuta francese);

·         suo padre è un commerciante di grano che lo avvia alla vita ecclesiastica;

·         dal 1848 al 1854 è nominato, dal Regno di Piemonte e Sardegna, economo del Collegio reale che occupa l’ex convento agostiniano di Nizza;

·         è considerato un rispettabile cittadino, cavaliere dell'ordine dei santi-Maurice-et-Lazare, fino al 1873 è presidente del consiglio per l’amministrazione della parrocchia di Sainte Réparate;

·         dal 1871 al 1878, è un politico e vicesindaco della città divenuta francese, tanto che oggi a Nizza c’è una Piazza Toselli a lui dedicata;

·         è considerato un letterato, che ha dedicato numerosi volumi alla storia della città, al suo dialetto, ai proverbi, come anche ai tesori sommersi e alle macchine per il ghiaccio;

·         è conosciuto come instancabile imprenditore.



sabato 7 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1882, Nuovamente in “Immersione”


Un’idea visionaria, folle, irrealizzabile, quella del mare artificiale, che non sarà realizzata.

Nonostante il successo dell’Esposizione parigina, si perde nuovamente interesse per la Talpa, non tutti ne sono entusiasti, c’è anche chi scrive che la Talpa marina non è altro che una campana che si muove dall’ alto in basso e viceversa, nulla di più.

L’inventore non si scoraggia, evita le critiche delle stampa, preferisce il buio delle profondità marine, scrive:

Nella mia talpa-marina, nel silenzio sepolcrale che regna nel fondo del mare, mi venne fatto di meditare su molte cose e di risolvere molti problemi.

Della Talpa marina si riparla solo molti anni dopo, nel 1882, quando a Cagliari si riuniscono i soci della Società della Talpa marina, nata per l’estrazione del corallo sull’isola di San Pietro, per accettare la proposta di un francese che rileva tutto.

Sulla La Stampa del 26 marzo 1882 si legge:

Era un pezzo che nessuno più parlava della Talpa-marina

Ecco dunque un’altra invenzione italiana che sarà sfruttata dagli stranieri.

Sembra una storia contemporanea:

·         un geniale inventore italiano, incompreso,

·         che non trova capitali nel suo paese,

·         che la stampa critica,

·         con gli stranieri che fiutano l’affare,

·         comprano e portano via le idee…

Non è proprio così!

Per capirlo bisogna svelare chi sia questo sfortunato naufrago, l’inventore della Talpa-marina.



venerdì 6 aprile 2018

Mobilis in mobili – 1878, Mare Artificiale per l’Esposizione Universale


Pensa di realizzare …

Un acquario enorme, un mare artificiale nell’Esposizione appositamente per questi suoi apparecchi.

Un acquario della profondità di 104 metri, munito di finestrine a diverse distanze dal livello, nel quale il visitatore potesse fare una discesa nel fondo del mare.

A che serve quest’acquario?

Permette di dimostrare l’idea di usare le macchine sottomarine per recuperare i tesori sommersi, più che per pescare perle, ostriche, coralli.

Una ossessione antica che si sviluppa tra fine 800 e l’inizio del 900, soprattutto in riferimento alla battaglia navale combattuta, nel 1702, nella baia di Vigo, in Galizia, nel nord ovest della Spagna:

·         tra la flotta anglo-olandese e quella franco-spagnola, nel corso della guerra di successione spagnola;

·         avrebbe lasciato sul fondale melmoso, dove giacciono i galeoni spagnoli affondati, oro, argento e altri tesori.

Sono dicerie ma molti ci credono, quanto siano diffuse lo testimonia il fatto che:

·         il capitano Nemo, nel romanzo di Verne, Ventimila leghe sotto i mari (1870) finanzia le sue scorrerie con il Nautilus grazie ai tesori dei galeoni spagnoli affondati nella baia di Vigo recuperati col suo sottomarino;

·         l’inventore della Talpa marina scrive un libro sul recupero dei tesori sommersi a Vigo.

La tecnica che utilizza la Talpa, messa a punto dal suo inventore, prevede che:

·         la Talpa marina sia calata sul fondale, affinché l’operatore individui il tesoro da recuperare;

·         l’operatore, con il telegrafo (telefono), dà indicazioni sul punto esatto ad una scialuppa;

·         la scialuppa, seguendo le indicazioni dell’operatore, cala, esattamente sopra l’oggetto, il cosiddetto Grappo Bisautomotore, una sorta di grosso artiglio meccanico, altra sua invenzione, a sei braccia in grado di afferrare automaticamente un oggetto da recuperare dal fondo e tenerlo rinserrato durante la risalita;

·         agganciato l’oggetto, l’artiglio vene tirato su e l’oggetto portato sulla scialuppa.

Questo il genere di operazione di cui vuole dare dimostrare all’Esposizione, nel suo mega-acquario alto quanto un palazzo di 25 piani.